Biobanche, una giornata per scoprirle e valorizzarle

Giovedì 26 settembre, nell’ambito della settimana dedicata alla promozione e divulgazione delle biotecnologie in tutta Europa, si è svolta a Genova “Porte aperte nelle Biobanche”, una giornata di presentazione delle Biobanche liguri.

All’evento, che si è tenuto presso la sede A.Li.Sa. (Sietema Sanitario Regione Liguria), hanno partecipato le tre Biobanche dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini: la Biobanca BIT-Gaslini, la Biobanca di linee cellulari e DNA da pazienti affetti da malattie genetiche e la Biobanca del Laboratorio di Genetica umana. Inoltre era presente il Centro di Risorse Biologiche dell’IRCCS Ospedale San Martino di Genova.

Abbiamo parlato di questo evento con la dottoressa Martina Morini, data manager del Laboratorio di Biologia Molecolare dell’Istituto genovese sostenuta dalla Fondazione NB, che così spiega il suo ruolo: «Sono una Biologa e mi occupo sia del processamento dei campioni biologici che arrivano in biobanca sia della loro registrazione in un database dedicato. La registrazione del campione è essenziale per garantirne la tracciabilità, un aspetto fondamentale per una biobanca. Il lavoro di aggiornamento della piattaforma informatica deve essere rigoroso, in quanto prevede non solo l’inserimento del campione biologico ma anche di tutte le sue caratteristiche correlate, inclusi i risultati degli esami istologici e molecolari eseguiti sul campione stesso. L’integrazione delle informazioni cliniche del paziente, che devono essere costantemente aggiornate sulla base del follow up periodico e sulla base dei dati biologici derivati dagli esami fatti su questi campioni, è sicuramente il punto di forza della biobanca integrata tessuto genomica BIT Gaslini».

Una giornata come quella del 26 settembre è fondamentale per far conoscere le biobanche e valorizzare il loro ruolo: «L’obiettivo era proprio comunicare l’importanza di tali strutture a un pubblico più ampio possibile, e così è stato; l’evento era aperto a tutti e grazie ai nostri canali di comunicazione abbiamo coinvolto studenti di biologia, di biotecnologie e della scuola infermieri; dopo una doverosa introduzione alle biobanche, è stato spiegato il percorso del campione, dalla spedizione all’accettazione, passando dalla caratterizzazione molecolare fino alla registrazione sulla piattaforma informatica. Sono stati poi riportati vari esempi di biobanca, come la Biobanca Integrata tessuto genomica Gaslini, unica nel suo genere per la perfetta integrazione dei dati clinici, isto-patologici e biomolecolari che è in grado di fornire. Alla presentazione è seguita poi una discussione durante la quale abbiamo cercato di rispondere alla curiosità dei ragazzi, che sono intervenuti con varie domande; gli argomenti che più hanno suscitato curiosità erano legati all’iter del campione e all’utilità che i pazienti traggono da questo processo».

Le biobanche rivestono una sempre maggior importanza: «Obiettivo della struttura di una biobanca è fornire supporto alla ricerca facilitando l’accesso della comunità scientifica a risorse biologiche umane e a dati clinico genomici necessari per la ricerca ma soprattutto per l’assistenza clinica. La biobanca diventa fondamentale per malattie pediatriche rare come il Neuroblastoma in cui il raggiungimento di risultati è limitato dal basso numero di pazienti rispetto ad altre patologie. In questo caso la biobanca consente di raccogliere campioni nel corso degli anni raggiungendo quindi una casistica sufficiente per svolgere indagini significative che permettano di migliorare la stratificazione del paziente (la stratificazione consiste nella capacità di associare correttamente un paziente a una classe di rischio e, quindi, a uno specifico trattamento terapeutico, ndr) e individuare delle molecole dal valore prognostico, che consentano quindi di inquadrare il paziente e di definire un trattamento personalizzato. È molto importante – ribadisce la dottoressa Morini – far conoscere la realtà delle biobanche e spiegare la loro funzione, in modo che anche gli stessi pazienti capiscano quanto sia rilevante dare un consenso per svolgere analisi sui loro campioni biologici; il percorso del “biobancaggio” si può vedere come un cerchio: è il paziente che fornisce i campioni, ma è sempre il paziente la tappa finale. Il risultato che si ottiene non ha altro scopo che migliorare la diagnosi e la prognosi dei pazienti».

Nelle foto alcuni momenti di Porte Aperte alle Biobanche