Come sconfiggere le cellule di Neuroblastoma con gene MYNC

Il dottor Arturo Sala, dal 2011 Professore Ordinario presso la Brunel University London, grazie alla Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, dopo anni di ricerche all’estero, si dedicherà a un progetto tutto italiano incentrato sul gene MYNC.

Di che progetto si tratta?
Il progetto finanziato dalla Fondazione è basato su uno studio che abbiamo pubblicato all’inizio di quest’anno (O. Chayka, C.W. D’Acunto, O. Middleton, M. Arab, and A. Sala) “Identification and pharmacological inactivation of the mycn gene network as a therapeutic strategy for neuroblastic tumour cells” su The Journal of Biological Chemistry (290:2198-212 – 2015).
Cercherò di spiegarlo in parole semplici: il Neuroblastoma metastatico è caratterizzato dalla presenza della alterazione di un gene che può causare il cancro, chiamato MYCN. Questo “oncogene” è assolutamente necessario per conferire le caratteristiche aggressive tipiche del Neuroblastoma metastatico ad alto rischio. Molti ricercatori, e anche numerose case farmaceutiche, hanno cercato di individuare farmaci che blocchino l’attività di MYCN, in quanto ciò potrebbe essere di grande beneficio per i pazienti affetti da Neuroblastoma. Sfortunatamente, a causa della sua particolare struttura molecolare, si è rivelato molto difficile sviluppare dei farmaci che inibiscono MYCN. Nello studio pubblicato su JBC abbiamo usato una strategia alternativa: invece di cercare inibitori di MYCN abbiamo fatto uno screening a livello globale (cioè su tutto il genoma) per individuare le molecole essenziali alla sopravvivenza di cellule che contengono MYCN attivato. In altre parole abbiamo individuato dei farmaci che, attraverso l’inibizione di molecole necessarie al funzionamento di MYCN, riescono a rallentare la crescita o uccidere le cellule di Neuroblastoma che contengono il gene MYCN attivato.
Nel progetto approvato dalla Fondazione ci proponiamo di verificare se questi farmaci riescono a bloccare la crescita di Neuroblastomi, che si sviluppano nel topo, il che porterebbe a iniziare dei trial clinici nell’uomo.

Finalità, persone impegnate e tempi di realizzazione.
Lo scopo principale del progetto è quello di validare dei farmaci sperimentali in modelli animali di Neuroblastoma per arrivare a dei trial clinici. A tale scopo verrà reclutato un ricercatore con esperienza nel campo del Neuroblastoma per la gestione diretta del progetto che sarà svolto nel Centro Studi sull’Invecchiamento (CeSI) dell’Università di Chieti. L’istituto CeSI è all’avanguardia in Italia per lo studio dei tumori usando modelli animali e costituisce una piattaforma ideale per il progetto. Il tempo di realizzazione è di circa 3 anni.

Perchè il progetto con la Fondazione Neuroblastoma e non con altra fondazione all’estero?
Ci sono tre motivi fondamentali: il primo è che abbiamo già una collaborazione molto produttiva con i ricercatori dell’Istituto CeSI. Il secondo, per quanto possa sembrare strano, è che più facile fare sperimentazione animale usando lo stabulario dell’Università di Chieti che quello di Londra, per una questione di costi, di burocrazia e anche capacità del personale specializzato; il terzo è che in Italia c’è una grande concentrazione di ricercatori molto validi che studiano il Neuroblastoma e grazie al loro coordinamento da parte della Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma è possibile integrare i risultati dei diversi studi. Questo dovrebbe portare a una maggiore possibilità di successo della ricerca. In Inghilterra i laboratori di ricerca sul Neuroblastoma sono più isolati e meno disponibili a collaborare. Infine, voglio sperare che il successo di questo progetto potrà costituire la base per un mio rientro definitivo in Italia.