Lascito solidale: l’immortalità dell’amore

Il 13 settembre si è celebrata la terza Giornata Internazionale del Lascito Solidale. In questa occasione sono stati presentati i risultati di un’indagine promossa dal Comitato Testamento Solidale: sono 2,8 milioni gli italiani orientati a fare un testamento solidale. 900 mila lo hanno già predisposto, 1,9 milioni dichiarano che lo prenderanno in considerazione e oltre 5 milioni pensano che sceglierlo sia “fare qualcosa di grande”.

Cosa significa fare “testamento solidale”?

In senso pratico significa ricordare nel proprio testamento una o più associazioni, organizzazioni, enti cui destinare parte dei propri averi. È un gesto semplice e non vincolante, che può essere ripensato e variato in ogni momento, senza ledere in alcun modo i diritti legittimi dei propri cari e familiari. Non servono grandi patrimoni per dare il proprio aiuto, ma piccoli grandi gesti.

Quali sono i risvolti psicologici che si celano dietro questa scelta?

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elisabetta Munaro, psicologa clinica e psicoterapeuta.

«Dal punto di vista psicologico è ormai condiviso quanto, in un’ottica di “salutogenesi”, ovvero per migliorare il proprio benessere interiore, sia fondamentale sperimentare di agire con efficacia nel mondo sociale, fisico e umano in modo da migliorarlo, applicando valori e principi etici e morali.

Ognuno sente beneficio quando esce dal proprio egoismo e abbraccia una causa, agisce in un ambito che sente vicino alla propria sensibilità e dà il proprio contributo per la realizzazione di qualcosa di più grande. In queste scelte si delinea anche la propria personalità e si dipana il destino individuale.

Perché questo accada dobbiamo cercare ambiti di azione ma anche saper cogliere le opportunità che ci vengono offerte».

Che differenza c’è rispetto a una donazione in memoria?

«Il concetto antico e comunque valido del “suffragio”, cioè azioni e opere compiute in memoria e in aiuto spirituale di una persona che non c’è più da parte di persone care ancora in vita, è evoluto nel concetto di una più moderna filantropia che si attualizza nel “lascito solidale”, più semplicemente definibile come continuare a fare del bene andando oltre la propria esistenza terrena».

Quindi una scelta più consapevole?

«È una possibilità non più affidata solo alla cura dei nostri cari quando non ci saremo più, ma programmabile personalmente quando siamo in vita.

Quello della beneficenza è un ambito in cui si può agire attivamente durante tutto il corso della vita con comportamenti solidali e altruistici e donazioni in denaro. Ma la grande opportunità che si attiva con un lascito solidale è la possibilità di andare oltre lo spazio temporale limitato della propria esistenza e di proiettarsi in una dimensione futura in cui la propria volontà benefica continui ad agire, producendo nel mondo un risultato e un cambiamento. Vuol dire abbracciare un “progetto” che ci scalda il cuore in vita e ci proietta oltre la vita».

Quando incide il proprio status sociale in una scelta di questi genere?

«La possibilità di fare del bene trascende i limiti dell’esistenza, così come trascende i limiti economici. Chiunque può scegliere di lasciare una qualsiasi somma di denaro, anche piccola, un bene mobile o immobile, azioni o titoli di investimento – nel rispetto dei diritti dei propri eredi, che la legge italiana tutela – a favore di cause sanitarie, umanitarie, di ricerca scientifica, di tutela dell’ambiente e della natura. Non è necessario appartenere a una classe sociale privilegiata o detenere ingenti patrimoni, perché in un concetto di bene comune e azione comunitaria, qualsiasi piccolo o medio contribuito si unisce a quello degli altri facendo la differenza».

Da un punto di vista valoriale si va oltre al proprio appagamento, o al bisogno di essere riconosciuto?

«Certamente! Un lascito solidale permette la condivisione di uno scopo comune e il raggiungimento di un risultato grande attraverso il piccolo apporto dei singoli; rappresenta il superamento della conservazione egoistica del proprio ambito personale per andare verso la più vasta vita del mondo e delle persone, con l’obiettivo di migliorarla nei suoi aspetti problematici. E’ un atto di amore e contemporaneamente una forma di gratitudine per la parte di fortuna che ci è stata riservata, che viene condivisa e resta come lascito per le nuove generazioni. Ci permette di sentirci parte di un “tutto” che continua ad esistere grazie a noi e oltre noi».

E per la nostra Associazione cosa significa ricevere un lascito solidale?

Risponde la presidente dott.ssa Sara Costa: «Ricordare l’Associazione Neuroblastoma nel proprio testamento significa sostenere l’eccellenza della ricerca su questa patologia, nonché progetti sperimentali e all’avanguardia, portati avanti nella più assoluta trasparenza. Significa assicurare ai bambini cure sempre più tempestive, efficaci e poco invasive, per spostare sempre più verso l’alto l’asticella delle sopravvivenze, anche nei casi più aggressivi. In sintesi, significa scegliere di lasciare in dono la vita a tanti bambini che altrimenti non avrebbero un futuro. Quindi far continuare anche la propria vita».

Per approfondimenti sul Lascito Solidale visita la pagina
https://www.noicimettiamo.org/voi-ci-mettete/la-firma/lasciti/
chiamaci allo 010 6018961
o scrivi a greta.granzini@neuroblastoma.org