Diventare un ricercatore: un incontro speciale al Liceo Da Vinci di Gallarate

gallarate liceo 2 gallarate liceo

I giovani e la loro formazione sono fra le priorità della Fondazione e dell’Associazione Neuroblastoma. L’impegno della dottoressa Sara Costa presso l’Università di Genova; la sensibilità verso i giovani ricercatori e il loro futuro; la presenza nelle scuole sono solo alcuni dei segnali di questo grande interesse. Tra i recenti incontri con gli studenti, i ricercatori afferenti alla Fondazione Neuroblastoma, sono stati protagonisti di un interessante confronto con i ragazzi del Liceo Leonardo Da Vinci di Gallarate. È stata una mattina speciale dal titolo “TUMORI CEREBRALI PEDIATRICI E NEUROBLASTOMA: oggi e domani per guarire i bambini” in cui gli studenti hanno avuto modo di conoscere più da vicino: il mondo della solidarietà, il Neuroblastoma e gli studi condotti grazie all’apporto generoso delle persone; l’importanza della Ricerca e della Ricerca Scientifica; il ruolo del ricercatore e i motivi che spingono un giovane a diventarlo; le prospettive future e le possibilità di impiego nel mondo della ricerca scientifica.

Tra i relatori dell’incontro gallaratese la dottoressa Sanja Aveic, attuale responsabile del Laboratorio della Fondazione  a cui abbiamo voluto far sintetizzare con alcune domande dei ragazzi proprio il significato di essere ricercatore, come diventarlo e le prospettive per un giovane che vuole iniziare questa carriera.

Quanto si deve studiare per diventare ricercatore?
Il percorso di studio di un ricercatore include diverse fasi. Dopo un lungo percorso formativo e tanti esami superati, si deve scegliere una direzione più precisa fra la miriade di materie disponibili da esplorare. A volte, le persone fin da piccole capiscono che da grandi vogliono diventare degli scienziati, giocano con gli strumenti di laboratorio e si avventurano nelle materie scientifiche.

Anche per lei è stato così? Ha capito subito che voleva diventare una ricercatrice?
No, il periodo del liceo fu determinante per capire che cosa avrei voluto essere da grande. Fu in quel periodo che scoprii la mia natura curiosa, la mia capacità di osservazione e la mia testa piena di domande e di perché. Grazie alla mia insegnate di biologia molecolare mi appassionai alla materia e mi stupii della complessità del mondo invisibile, delle molecole e dei microorganismi. E cosi il mio viaggio ebbe inizio.

Cosa le piace del suo lavoro?
Essere ricercatori è un lavoro stupendo per chi non vuole trattare lo stesso argomento ogni giorno. È però una professione piena di ostacoli, difficoltà e sacrifici, superabili solo se c’è la passione per quello che si fa e se si ha intorno una squadra di persone che non ti abbandonano mai, specie quando tra i risultati ottenuti non si vede la luce. Un mio collega mi dice sempre “Nella ricerca c’è sempre domani!”, e ha ragione. Dopo una dormita fatta bene e una discussione “brucia cervelli” con i colleghi si trovano sempre le soluzioni e le vie d’uscita. Questa è la parte più apprezzata del mio lavoro come la scienziata: non arrendersi mai e riprovare di nuovo se il risultato ottenuto non ti soddisfa.

Che spazi ci sono per un giovane che vuole fare il ricercatore?
Nella mia visita al liceo Leonardo da Vinci a Gallarate mi sono tornati in mente i miei anni scolastici dove curiosità e volontà di scoprire cose nuove erano fortissimi. E dalle domande stesse sui volti dei ragazzi ho visto quanto possa stupire il fatto che oggi ancora ci siano tantissime domande alle quali c’è la risposta attesa.

Il bello della ricerca è anche per questo, attraversa le generazioni, le esperienze e i punti di vista che messi insieme riescono risolvere l’enigma delle cellule, dell’energia alternativa, dei nuovi stili architettonici e cosi via.

Un consiglio per chi da grande vuole fare il ricercatore?
Di non scoraggiarsi mai. La ricerca non si può fermare; deve sempre proporre qualcosa di più innovativo o più efficiente rispetto a quello che si ha al momento. Lo spazio per le nuove menti è sempre lì che aspetta i cambiamenti. Uno è sicuro, il ricercatore non deve temere cambiamenti continui. Deve essere come camaleonte, pronto ad adattarsi ad ogni nuova situazione. Solo cosi potrà dare il suo contributo, anche se piccolo, alle nuove scoperte e proposte scientifiche. La scienza è come un grande puzzle composto da tanti pezzi piccoli, che solo messi insieme daranno un’informazione unica e di qualità che poi possa essere apprezzata dall’esterno tramite gli occhi di chi la osserva.

Nelle foto: da sinistra la dottoressa Sanja Aveic durante il suo intervento al Liceo di Gallarate e il numeroso pubblico di studenti e insegnanti intervenuto.