Debutta in Italia il “passaporto del guarito”

Si chiama passaporto del guarito o “passaporto del lungo-sopravvivente”, in Italia ha debuttato il 15 febbraio 2019 alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro infantile.

Nata da un progetto europeo coordinato da Riccardo Haupt, direttore del Servizio di Epidemiologia e responsabile dell’ambulatorio dei “fuori-terapia” dell’Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova, l’iniziativa del “passaporto” è partita nel 2012 ad opera della Società europea di oncologia pediatrica, che puntava ad armonizzare tutto il pianeta sulla presa in carico dei tumori infantili, con un focus specifico sui lungo-sopravviventi da tumori (“Quality of survivorship”).

L’importanza di ricevere il passaporto è che queste persone, superata l’infanzia, tenderanno a perdere il contatto con il centro pediatrico. Oggi si stima che in Italia ci siano circa 30-40 mila persone guarite dal tumore in età pediatrica, con età media di circa 25-29 anni. E proprio perché la popolazione è parzialmente rara, i medici dell’adulto non sono sempre a conoscenza delle potenziali problematiche di questa popolazione.

Il “passaporto” è traducibile in tutte le lingue europee e raccoglie in modo semplice tutte le informazioni, in formato sia cartaceo che digitale.

Fino al debutto ufficiale il Italia, per cui l’Aieop propone la più ampia adozione, il passaporto è stato diffuso solo dall’ospedale Gaslini di Genova: ne sono stati consegnati circa 300, con successivo questionario di customer satisfaction consegnato dopo tre mesi al paziente, per capire se e come il documento avesse inciso sulla sua vita.

La rete di Oncologia pediatrica dell’Aieop adotterà il passaporto nei suoi circa 50 centri diffusi in tutta Italia. L’Italia è il primo Paese a partire con questa modalità aperta a tutte le strutture oncologiche, a differenza di quanto avviene in Europa dove sono interessati solo singoli ospedali e non l’intera nazione.