La ricercatrice Matilde Calderoni ci parla della sua ricerca su ncRNA

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La lotta al Neuroblastoma continua grazie al sostegno di tante persone alla ricerca scientifica. In numerosi centri di eccellenza, dottorandi e ricercatori affrontano ogni giorno una grande sfida: sconfiggere il Neuroblastoma e guarire tutti i bambini ammalati. Abbiamo intervistato la dottoressa e ricercatrice in biotecnologie medico farmaceutiche Matilde Calderoni, che ha da poco iniziato il dottorato di ricerca nel laboratorio del professor Aldo Pagano all’Istituto San Martino – Università di Genova. Quest’anno è stata anche la nostra testimonial per la campagna “Cerco Un Uovo Amico!”; in più di un’occasione si è fatta portavoce e promoter delle attività della nostra Associazione per dare una mano da ogni punto di vista alla lotta al Neuroblastoma.
Che tipo di ricerca sta facendo?
Mi sto occupando di studiare il ncRNA, un trascritto genetico non codificante che sembra essere coinvolto nello sviluppo del Neuroblastoma. Stiamo cercando di valutare il ruolo che ha nello sviluppo e se può influenzare la risposta anche ai farmaci.
Come procede la ricerca?
I risultati ottenuti finora sono molto promettenti, ovviamente ci sono ancora numerosi esperimenti da fare prima di poter avere un riscontro effettivo. Siamo per ora in una fase preliminare, dobbiamo capire se il ncRNA può avere un valore predittivo.
Cosa significa essere una ricercatrice?
Per me significa aver realizzato un sogno! Nella vita di tutti i giorni invece significa arrivare a raggiungere un obiettivo, nel mio caso quello di migliorare la prognosi e la prospettiva di vita di bambini affetti da Neuroblastoma.
Cosa suggerirebbe a chi vuole diventare ricercatore?
Innanzitutto di studiare in Italia perché le università italiane danno ottime risorse e preparazione. Io attualmente sono una ricercatrice in formazione quindi consiglierei anche di avere un’esperienza all’estero per avere un profilo il più possibile completo.
Cosa significa solidarietà per lei?
Nel nostro ambito: poter aiutare i bambini. Quindi un atto a cui ognuno di noi dovrebbe almeno pensare. Dare una mano ai bambini e a noi ricercatori per poter arrivare a migliorare le condizioni dei pazienti è un meraviglioso atto di solidarietà.
Che appello farebbe per invitare tutti ad essere generosi?
Più la gente è solidale e quindi dona per la ricerca, più aumentano le possibilità di trovare nuovi farmaci e cure per i piccoli pazienti affetti dal Neuroblastoma. È un modo necessario per poter mantener viva la ricerca in Italia, che purtroppo non viene finanziata dal “pubblico” ed è quindi fondamentale che tutti diano il proprio contributo per andare avanti di progresso in progresso.

Nella foto la dottoressa Calderoni alla discussione della tesi dal titolo: “Ruolo biologico di 45A ncRNA nello sviluppo del Neuroblastoma” con cui ha conseguito la laurea magistrale in biotecnologie medico-farmaceutiche