Cosa significa essere volontario: la parola ai protagonisti

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Sono le persone a fare grande la nostra Associazione e a premiare il nostro impegno. Persone diverse tra loro ma che hanno in comune la voglia di aiutare e di fare qualcosa di buono per i bambini ammalati. Ognuno trova un modo, un’occasione, un’idea. Sono in tutta Italia e ci sostengono permettendoci di portare avanti gli importanti progetti di ricerca che stiamo finanziando. La campagna di Pasqua è un’occasione di mobilitazione generale: privati, aziende, scuole, istituzioni, tutti si schierano dalla parte dei bambini.

Ma cosa significa essere un volontario? Cosa muove tutte queste persone a dedicarsi agli altri? Abbiamo intervistato 3 di loro per comprendere cosa li ha riuniti a sostegno della nostra buona causa e come hanno fatto a diventare volontari del “Bambino con l’Imbuto”.

Nicole Donazzandi è di Bassano del Grappa. Ha un bimbo ammalato di Neuroblastoma e ci ha contattati via mail per darci una mano.

Ho scoperto l’Associazione attraverso internet, perché sono mamma di un bambino che ha sofferto ma che fortunatamente è appena uscito dalla malattia. A giugno 2018 abbiamo finito l’ultima fase di terapia. È la prima volta che mi metto in gioco, ho letto che l’Associazione cercava volontari e mi sono resa disponibile. Vivendo all’interno della quotidianità dell’ospedale ho scoperto come il supporto delle persone, anche solo un sorriso e un abbraccio, siano essenziali, una vera terapia. Voglio dare quello che ho ricevuto io: un sostegno morale e in questo caso anche economico, perchè investire nella ricerca è fondamentale.

Gaetano Anzi è anche lui di Bassano del Grappa e il 30 e il 31 marzo organizzerà uno stand nella sua città, insieme a Nicole. Gaetano conosce l’Associazione personalmente: suo figlio Enrico fa parte del team di lavoro dell’ufficio di Milano.

Ritengo che l’Associazione e i progetti che sostiene siano validi e importantissimi e mi sono lasciato coinvolgere con piacere. Il volontariato, oltre ad essere una scelta di aiuto a coloro che hanno bisogno, è anche una scelta di vita.

Stefania Brau milanese, è “capitano” delle Bambole del Cus ProPatria Milano Triathlon. Da diversi anni con il suo gruppo sportivo sostiene la nostra Associazione.

Sono entrata in contatto con l’Associazione grazie a Filippo Minuto, papà di una bimba malata di Neuroblastoma e artefice di numerose iniziative di fundraising. Mi è sembrata una causa di valore e da qualche anno con il mio gruppo di amiche atlete do il mio contributo per Natale. Quest’anno mi cimenterò anche per Pasqua. Ritengo sia importante dedicarsi agli altri e restituire, anche se sotto forme diverse, qualcosa di ciò che si ha la fortuna di avere. Per me questa restituzione passa attraverso il volontariato sportivo e nella messa a disposizione di idee, tempo e impegno per aiutare qualcuno che ha bisogno. In questo caso i bimbi malati di Neuroblastoma.