Terapie alternative in Oncologia pediatrica: un fenomeno ancora sommerso

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Le terapie complementari e alternative rappresentano un fenomeno ancora poco studiato, e sono state identificate in modo istituzionalizzato per la prima volta negli Stati Uniti dal National Center for Complementary and Alternative Medicine, Ente che fa parte del National Institutes of Health. Questo Ente definisce le terapie complementari e alternative (CAM) come “un gruppo di diversi sistemi, pratiche e prodotti in ambito medico e sanitario non considerati al momento attuale parte della medicina convenzionale”. In questa categoria rientrano la omeopatia, la fitoterapia (cura con erbe medicinali), l’agopuntura, regimi dietetici e altro ancora. Si tratta di discipline spesso integrate in sistemi di medicina tradizionale (vedi schema pagina seguente). Il ricorso alle CAM, sia per tradizione culturale sia per mancanza di altre soluzioni terapeutiche, riguarda da secoli la maggior parte delle popolazioni in via di sviluppo. Anche nei paesi industrializzati, però, negli ultimi decenni si è assistito a un incremento costante dell’utilizzo delle CAM e i motivi di questa crescita sono molteplici. La convinzione che i rimedi proposti dalle CAM, in quanto “naturali”, siano privi di effetti indesiderati è probabilmente uno dei principali. Spesso vengono usate per la ricerca di un miglioramento delle condizioni generali, o come terapia dei sintomi, o per ridurre gli effetti collaterali delle terapie mediche convenzionali in atto come terapie “ricostituenti”. In altri casi, invece, chi le utilizza ritiene che la guarigione stessa possa essere raggiunta attraverso questo tipo di medicina, in alternativa alle cure convenzionali. In altri casi ancora, per esempio per le patologie gravi come i tumori maligni, le CAM vengono utilizzate quando la medicina tradizionale fallisce e non dà più speranze di guarigione. Le CAM nel campo dell’oncologia pediatrica sono un fenomeno che è stato molto studiato nei paesi anglosassoni e in Germania. In un lavoro del 2010, pubblicato sulla rivista della American Academy of Pediatrics, gli autori hanno descritto una revisione della letteratura scientifica analizzando 28 studi, con un campione totale di oltre 3.500 bambini affetti da cancro. Le percentuali di utilizzo di CAM parallelamente alla terapia convenzionale, variano nella maggioranza dei lavori tra il 20% e il 60% dei pazienti. Dalla letteratura emerge inoltre che soltanto il 25-50% delle famiglie si è consultata con il centro di oncologia pediatrica che cura il proprio bambino prima di intraprendere questo tipo di terapia, ed è molto alta la percentuale di famiglie che vorrebbe ricevere maggiori informazioni sulle medicine alternative e complementari da parte dei propri medici curanti. Il problema più importante che riguarda le CAM in oncologia pediatrica è il tema dell’abbandono delle terapie convenzionali quando queste hanno efficacia dimostrata, ma un altro problema molto importante è che spesso manca conoscenza degli effetti collaterali. Infatti, anche quando usate accanto alle terapie convenzionali, alcune CAM possono avere effetti collaterali pericolosi se non usate sotto stretto controllo e come scelta condivisa con il proprio medico. Per esempio, alcune piante medicinali possono recare tossicità severa sul fegato (come a esempio la Borragio officinalis o la Tussilago farfara), oppure tossicità renale (come a esempio le Aristolochia fangchi contenute nelle erbe officinali della medicina cinese), o tossicità sul sistema nervoso (come la Tussilago farfara o l’Eucalptus globulus, o la Camfora). È perciò importantissimo che i genitori discutano con il loro medico di riferimento se un approccio complementare possa essere o meno pericoloso per il proprio bambino. Il Working Committee on Psychosocial issues della Società Internazionale di Oncologia Pediatrica (SIOP) ha descritto alcuni anni fa le principali situazioni nelle quali i genitori dovrebbero essere allertati sull’uso di CAM: quando la ricetta è “segreta” e può essere prodotta solo da singoli soggetti; quando la CAM viene proposta come efficace per tutti i tipi di tumore indistintamente; quando chi la propone si sente perseguitato dalla medicina convenzionale e attacca la comunità scientifica; quando chi la propone chiede tanto denaro, specialmente se in anticipo. In Italia l’argomento CAM è stato studiato dalla Società Italiana di Pediatria che ha istituito pochi anni fa un Gruppo di Studio con lo scopo di valutare la entità della loro diffusione tra i pediatri italiani, di monitorare l’insorgenza di effetti collaterali e di dare ai pediatri e ai genitori informazioni sulle corrette modalità di utilizzo. Dai lavori del gruppo di lavoro emerge che circa il 25% dei pediatri ne fa uso, e tra queste le più diffuse sono la fitoterapia (82%) e la omeopatia (74%). Nel campo della Oncologia pediatrica, a livello nazionale, il fenomeno fino a oggi non è stato affrontato in modo sistematico. Considerando che per molti dei nostri pazienti curati nei Centri della Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) le famiglie utilizzano terapie complementari, è importante non sottostimare il fenomeno. Le CAM possono sortire effetti positivi o negativi sulla cura oncologica in corso, ma al momento non siamo in grado di quantificare questi effetti. È quindi importante che, anche in Italia come in altri Paesi, le CAM nel campo della Oncologia pediatrica siano oggetto di studi rigorosi al fine di valutarne efficacia ed effetti collaterali. L’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP) ha affrontato l’argomento con un intervento nell’ambito del Family Day del XL Congresso Nazionale tenutosi nel mese di Maggio a Lecce. Il Consiglio Direttivo di AIEOP si è impegnato (insieme a FIAGOP, Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncologia Pediatrica), a costituire un gruppo di lavoro con il contributo delle diverse figure professionali che esplori l’uso delle CAM in Oncoematologia pediatrica. Il primo passo sarà quello di studiare a livello nazionale le dimensioni del fenomeno CAM e di descriverne le modalità di prescrizione; quello successivo, certamente più delicato e difficile ma anche più ambizioso, sarà valutarne effetti collaterali, efficacia e rapporto costi/benefici. Tratto dall’intervento del dottor Roberto Luksch al Family Day di Lecce.