Viaggio nel DNA: dagli studi di laboratorio al romanzo fantascientifico

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Il professor Gian Paolo Tonini con alcuni dei ricercatori con cui ha lavorato al laboratorio di Padova

Gian Paolo Tonini, direttore ad honorem del Laboratorio della Fondazione Neuroblastoma, da anni impegnato nella dura battaglia contro il Neuroblastoma, ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo “Il gene di Dio”. L’abbiamo intervistato per scoprire la sua doppia vita di ricercatore e romanziere.

Come è nata l’idea dell’ultimo romanzo “Il gene di Dio”?
Mi è venuta diversi anni fa, quando i media avevano dato molto spazio all’esperimento che si stava conducendo presso il CERN di Ginevra per scoprire la “particella di Dio”. E allora mi sono chiesto “e se Dio avesse lasciato una traccia su di noi?”; in fondo anche il libro della Genesi dice che Dio creò l’Uomo a sua somiglianza. Così dai versetti della Genesi è nata l’idea che Dio forgiando l’Uomo gli abbia trasferito anche un suo gene, un gene del patrimonio di Dio.

Quanto hanno influito la sua formazione scientifica e il suo lavoro nella stesura?
Naturalmente l’idea era ed è fantasiosa. Non credo che nessuno si cimenti come Vincent, e il suo collega Henry, nella ricerca del gene di Dio nel genoma umano, ma per rendere più intrigante la storia ho pensato di far lavorare i protagonisti su una zona del DNA ancora realmente in gran parte sconosciuta. Molte parti del genoma ad oggi sono state sequenziate: la maggior parte di esse è costituita da geni che codificano per le proteine essenziali per la nostra vita; ma in anni di studi ci si è anche resi conto che una parte del genoma è per così dire inutile. I protagonisti del mio romanzo avanzano l’ipotesi che proprio in quella zona ci potrebbero essere dei geni importanti: in questo caso il gene di Dio. Sicuramente la mia vita ha influenzato la location della storia, che si svolge nei laboratori di ricerca bio-molecolare. Per fare un altro esempio, quando Henry propone a Vincent, il capo laboratorio, di iniziare il progetto sul gene di Dio, Vincent oltre a discutere dell’aspetto scientifico si preoccupa di non sforare con i finanziamenti assegnati al laboratorio, e questo è molto reale.

Cosa direbbe a chi non sa nulla del suo libro per invogliarlo a leggerlo?
Credo che tutti, o almeno la maggior parte di noi, si sia chiesto almeno una volta nella vita: chi siamo? Il racconto propone una soluzione tra fantasia e scienza… potrebbe essere interessante!

Cosa manca alla ricerca scientifica oggi?
Se parliamo dell’Italia, dobbiamo senz’altro riferirci agli stanziamenti esigui destinati alla ricerca che oggi pesa moltissimo sulle Associazioni. A mio avviso manca anche una programmazione adeguata da parte degli ultimi governi. Da diversi anni non si leggono nei programmi di governo le parole “ricerca scientifica”; non mi sembra ci sia stata una campagna per innovare i centri di ricerca e dare vigore alle università.

Quali le somiglianze e le differenze del suo ultimo libro rispetto ai volumi che ha pubblicato in precedenza?
Io mi diverto a scrivere da molti anni. Ho due filoni: uno di romanzi che pescano dalla mia esperienza lavorativa e uno più umanistico, introverso. Per non tenere i romanzi nel cassetto ho deciso di avvalermi del sito “Ilmiolibro.it” dove ho pubblicato in self-made la maggior parte dei romanzi.