Combattere il Neuroblastoma con il Prozac? La comunità scientifica ci crede!

Recentemente ha avuto grande successo, risultando uno dei pezzi più cliccati e condivisi della prestigiosa rivista scientifica Oncogenesis, un articolo che tratta del possibile utilizzo del Prozac come farmaco per combattere il Neuroblastoma, uno studio di cui abbiamo già parlato e che sta seguendo Arturo Sala, Professore Ordinario di Oncologia Translazionale presso la Brunel University London.

Il grande interesse destato nella comunità scientifica internazionale dall’articolo sottolinea da un lato l’importanza di questa ricerca, che potrebbe portare a risultati essenziali nella lotta al Neuroblastoma, dall’altro il livello di eccellenza raggiunto dai progetti di ricerca sostenuti e promossi dall’Associazione e dalla Fondazione NB.

Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato il Professor Sala, partendo dalle origini di questo fondamentale progetto.

  • Come si è arrivati allo studio del Prozac come possibile farmaco antitumorale?

Una delle alterazioni geniche prevalentemente riscontrate nel Neuroblastoma, specialmente nelle forme più aggressive, è l’amplificazione del gene killer MYCN, il quale codifica per una proteina presente nelle cellule del sistema nervoso in fase di sviluppo durante la vita embrionale, ma non dopo la nascita. Nelle neoplasie pediatriche, come il Neuroblastoma, l’espressione di MYCN è, invece, molto elevata anche dopo la nascita e questo causa una particolare aggressività del tumore e una forte resistenza alle terapie. Per questo nei nostri laboratori abbiamo cercato di sviluppare nuove terapie che possano contrastare gli effetti di MYCN. In primo luogo, ci siamo concentrati su uno screening per identificare farmaci già in uso per altre patologie e, pertanto, prontamente utilizzabili in clinica, che potessero essere riposizionati facilmente e rapidamente per la cura del Neuroblastoma. Tra le varie molecole individuate abbiamo poi indirizzato la nostra attenzione verso la Fluoxetina, conosciuta comunemente come Prozac, utilizzata per combattere psicosi e depressione, basandoci anche su studi precedenti in cui si è evidenziato che persone in trattamento per malattie mentali mostrano una riduzione dell’incidenza di cancro.

  • Chi sono i soggetti coinvolti nel progetto?

Questo studio è frutto della collaborazione tra il Centro di Studi e Tecnologie

Avanzate dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e la Brunel University di Londra. Ma è da sottolineare che il progetto non sarebbe stato possibile senza il finanziamento prezioso dell’Associazione Italiana Lotta al Neuroblastoma.

  • Quali sono i risultati finora raggiunti?

Grazie alla nostra ricerca abbiamo dimostrato la potenzialità del Prozac come farmaco antitumorale nel Neuroblastoma, ma teoricamente sfruttabile per tutte le neoplasie che presentano mutazione dell’oncogene MYC, come ad esempio cancro del seno e della prostata.

Nel nostro studio mostriamo che il Prozac svolge un’azione antitumorale prevalentemente stabilizzando una proteina codificata dal gene CDKN1B, che generalmente diminuisce nei tumori con mutazione dell’oncogene MYC e che uccide le cellule del Neuroblastoma e ne rallenta la crescita.

Questa azione è stata valutata sia in vitro, su molteplici linee cellulari di Neuroblastoma, sia in modelli in vivo in cui abbiamo osservato una significativa riduzione del numero di metastasi in organi come fegato, reni e midollo osseo in presenza di Prozac. Risultati davvero incoraggianti ed entusiasmanti, essendo questo un farmaco poco tossico e ben tollerato, che potrebbe prolungare la remissione della malattia e quindi migliorare la vita dei piccoli pazienti.

  • Come si svilupperà ora la ricerca?

Innanzitutto, ci auguriamo l’apertura di studi clinici in cui affiancare la somministrazione di Prozac alle terapie classiche di consolidamento o post-consolidamento in pazienti ad alto rischio di recidiva, che purtroppo occorre anche in seguito a trattamento con chemioterapici, radioterapia e chirurgia. In secondo luogo, sarebbe sicuramente interessante valutare l’azione del Prozac in ulteriori modelli di Neuroblastoma.

  • Il successo avuto dall’articolo che parla del vostro studio simboleggia quanto sia apprezzato il vostro lavoro a livello internazionale

È sempre una grande soddisfazione avere un così importante riscontro positivo, che ripaga senza dubbio l’impegno profuso da tutti i ricercatori e collaboratori che hanno partecipato a questo lavoro.

Grazie al Professor Sala e a tutto lo staff che si sta dedicando a questo studio con impegno e dedizione, vi terremo aggiornati sugli sviluppi dell’importante progetto di ricerca!

Nelle foto:
Una parte del gruppo di lavoro del Professor Sala
Sandra Bibbò, la ricercatrice finanziata con una borsa dell’associazione Neuroblastoma che è anche autrice principale dello studio