Dopo il Convegno di Genova la lotta al Neuroblastoma prosegue con ancor più forza!

Il Convegno “Neuroblastoma ad alto rischio, la guarigione è possibile?”, che si è svolto a Genova il 21/22 febbraio scorsi, ha forse segnato un punto di svolta nella lotta a questa forma tumorale, sia per la qualità dei risultati scientifici presentati, sia per il rinnovato entusiasmo e ulteriore disponibilità al confronto che ne sono scaturiti: ne parliamo con il Professor Alessandro Quattrone (Direttore del CIBIO – Centro Biologia Integrata di Trento), la dottoressa Annalisa Tondo (Settore Oncoematologia Ospedale Meyer di Firenze) e la dottoressa Martina Morini (Laboratorio Biologia Molecolare dell’Istituto G. Gaslini di Genova).

Innanzitutto vi chiediamo le vostre impressioni sul convegno

Prof. Quattrone: Il Convegno è stato decisamente un successo. Ha segnato a mio avviso un importante momento di “ripartenza” nell’attività dei ricercatori italiani contro questa patologia infantile. L’aula era gremita, c’erano molti giovani – a testimonianza anche del fatto che il tema appassiona i giovani ricercatori, cosa essenziale per garantire continuità di azione – e la qualità delle relazioni è stata davvero alta, coprendo molti degli ambiti di punta sui quale si dispiega la ricerca internazionale.

Dott.ssa Tondo: A mio avviso è stato un Convegno di grande impatto, con un ottimo livello scientifico, e ha centrato due obiettivi fondamentali: il primo era fare il punto su tutte le nuove terapie, sulle possibili applicazioni attuali e sugli scenari futuri; inoltre ha permesso un confronto tra i ricercatori e i biologi impegnati nello studio del Neuroblastoma e i clinici, aprendoci una strada di rinnovata speranza verso il futuro, sempre ovviamente tenendo i piedi per terra: molte delle ricerche sono infatti su base sperimentale ma non sono avulse dalla pratica clinica.

Dott.ssa Morini: Il Convegno ha dato modo di affrontare argomenti clinici e biologici sul Neuroblastoma, permettendo un confronto tra gli esperti italiani che da anni operano in questo campo. Ritengo che sia stato utile mostrare gli esami che vengono condotti di routine per la diagnosi e gli aspetti innovativi dei risultati ottenuti con la ricerca. Sono stati infatti mostrati studi riguardanti nuovi approcci terapeutici, più avanzati e fatti su misura per il paziente. Tali studi coinvolgono diversi centri italiani, la cui sinergia è essenziale per ottenere gli obiettivi proposti.

I vostri interventi su quali argomenti vertevano?

Prof. Quattrone: Da anni lo specifico ambito di attività del mio laboratorio è quello di identificare nuovi bersagli di terapia, e anche di identificare molecole che possano essere adatte a colpire tali nuovi bersagli. L’urgenza di questo aspetto della ricerca emerge dalla considerazione che negli ultimi venti anni le vere novità, in termini di nuove molecole, contro il Neuroblastoma siano pochissime. Rispetto all’armamentario classico, adesso disponiamo di un nuovo anticorpo monoclonale che bersaglia selettivamente le cellule da cui questo tumore prende origine, ma non vi sono altri nuovi farmaci in terapia. Ho presentato due progetti che stanno entrando nella loro fase conclusiva. Il primo identifica una molecola nuova, classificata attualmente come nutraceutico, in grado di sensibilizzare le cellule del tumore all’azione dell’ultimo farmaco in ordine di tempo che si usa in terapia, l’acido retinoico. Il secondo invece mostra che un processo biochimico descritto da poco, un tipo specifico della cosiddetta metilazione dell’RNA, risulta essere accentuato nei tumori che hanno comportamento più aggressivo, e quindi può diventare oggetto di tentativi di inibizione con la speranza di fornire un nuovo, rilevante approccio terapeutico.

Dott.ssa Tondo: Il mio intervento era dedicato alla medicina personalizzata, concetto a me particolarmente caro perché credo fermamente nella personalizzazione dei trattamenti. Ritengo che, come clinici, dobbiamo rimanere sempre molto aderenti alla realtà e offrire ai nostri pazienti in prima battuta i trattamenti standard che si basano su considerazioni scientifiche ormai assodate e sono di efficacia conclamata. Nello stesso tempo però dobbiamo sempre di più capire la biologia del tumore, soprattutto nel caso del Neuroblastoma, che è un tumore biologicamente eterogeneo; capendo bene i meccanismi alla base della patologia possiamo essere più precisi nei trattamenti. È importante inoltre ricordare che noi trattiamo sì una patologia, ma trattiamo soprattutto una persona, un bambino: e quindi è necessario personalizzare il trattamento a partire dal tumore, ma dobbiamo poi adattare il trattamento alle caratteristiche genetiche e generali del paziente, andando anche a valutare la sfera psico-emotiva. Solo in questo modo ritengo si possano dare ai nostri bambini le cure migliori. Finora la medicina ha fatto lo sforzo massimo per standardizzare i trattamenti e catalogare le patologie. Secondo me più è rara la patologia, e il Neuroblastoma è una malattia rara, meno questo è possibile. È fondamentale passare alla personalizzazione del trattamento.

Dott.ssa Morini: Il mio intervento, presentato insieme alla Dott.ssa Eva, ha spiegato il ruolo della Biobanca BIT-Gaslini nella ricerca. La BIT-Gaslini, suddivisa in una sezione tessuto e una sezione genomica, è responsabile della centralizzazione di campioni di pazienti con Neuroblastoma. La BIT-Gaslini, al fine di garantire una corretta diagnosi e prognosi dei pazienti, coordina lo smistamento di materiale biologico a vari laboratori interni ed esterni all’istituto Gaslini. Essa ha partecipato anche a progetti europei ed è stata coinvolta nell’ampio progetto di caratterizzazione degli esosomi nel Neuroblastoma. Gli esosomi sono delle vescicole circolanti che possono essere isolate dal sangue e che contengono potenziali marcatori tumorali. Abbiamo dimostrato che ci sono molecole esosomiali che sono indicative della risposta alla chemioterapia di pazienti con Neuroblastoma ad alto rischio. Sfruttando l’informazione ricavata dall’analisi di queste molecole, si potrebbe definire un trattamento mirato per il singolo paziente.

Dottoresse Tondo e Morini, secondo voi quanto sono importanti questi momenti di confronto con i colleghi e con i parenti dei bambini affetti da Neuroblastoma?

Dott.ssa Tondo: Sono i presupposti dai quali partire per costruire il miglioramento delle strategie terapeutiche e del prendersi cura dei bambini affetti da questo tipo di patologia: ciò può avvenire solo attraverso il confronto e la collaborazione di noi clinici. Nessuno deve cercare di fare meglio dell’altro, dobbiamo cercare di fare al meglio tutti insieme, magari cercando anche di centralizzare la patologia in centri con maggior esperienza in questo settore, ma nello stesso tempo collaborando con i centri più piccoli per poter fare parte delle terapie anche a casa propria. In un’ottica di personalizzazione delle terapie è fondamentale che il bambino possa rimanere nel proprio contesto sociale, nell’ambito della propria casa e della propria famiglia. Il confronto con chi vive quotidianamente la patologia, famiglie e pazienti stessi, è poi forse l’aspetto più bello del nostro lavoro: anche in questo caso soltanto lavorando con una strategia di gruppo si può fare meglio.

Dott.ssa Morini: Nella comunità scientifica il confronto è essenziale perché favorisce lo sviluppo di nuove idee e di progetti più ambiziosi. Mettere a conoscenza del proprio lavoro un ampio pubblico, come quello che si è riunito in questa occasione, promuove l’avvio di nuove collaborazioni. Allo stesso modo, durante questi incontri, le famiglie coinvolte in prima persona entrano in contatto con la rete di persone che garantisce un’assistenza adeguata ai pazienti, dalla clinica alla diagnosi istologica e molecolare. Inoltre, i parenti dei piccoli pazienti possono apprezzare gli sviluppi della ricerca che, nell’ambito oncologico in generale, e anche nel Neuroblastoma, mirano sempre di più all’utilizzo di metodi non invasivi, come la biopsia liquida, e allo sviluppo di trattamenti personalizzati.

Ancora due domande per il Prof. Quattrone: la prima è se a suo giudizio ci sia stato un momento del Convegno da sottolineare ulteriormente

Prof. Quattrone: Non mi sentirei di identificare specifiche relazioni, o specifici temi, perché gli interventi sono stati molti, tutti significativi e tutti di eccellente qualità. Ciò che stupisce è l’ampiezza della distribuzione degli interessi, nonché la rete di collaborazioni che si sta sempre più consolidando fra il nucleo dei ricercatori dell’Istituto G. Gaslini e gli altri centri italiani che lavorano sul Neuroblastoma, segno del configurarsi spontaneo di un network italiano di laboratori dediti al Neuroblastoma, promosso e favorito dall’attività della Fondazione Neuroblastoma.

Possiamo dire che, al termine del Convegno, la speranza di sconfiggere il Neuroblastoma ora è più concreta?

Prof. Quattrone: Sicuramente! Non bisogna mai dimenticare che anche il più intricato problema scientifico diventerà infine risolubile se si concentrano su di esso sufficienti sforzi in tempi adeguati. Il Neuroblastoma è un tumore molto particolare, che offre occasioni sue proprie per la terapia, e per trovare fra queste quelle giuste dobbiamo persistere negli studi, non lasciarci scoraggiare da eventuali insuccessi, e ringraziare chi, come la Fondazione Neuroblastoma, ci permette di andare avanti in questa battaglia.

Alcune considerazioni finali

La Ricerca, per definizione, ha bisogno di tempo: il tempo delle reazioni chimiche, che richiedono anche giorni o settimane prima di completarsi, e che vanno ripetute più e più volte prima di dare dati attendibili, i tempi degli studi su campioni sempre più ampi, i tempi del passaggio alla fase pre-clinica e infine a quella clinica, con l’approvazione dei primi test sui pazienti e poi dell’applicazione di nuovi protocolli di cura.

Il tempo però è proprio ciò che manca ai bambini malati di Neuroblastoma e alle loro famiglie: quando arriva quel referto che cambierà per sempre le loro vite, parte una sfida contro il tempo. Ammalarsi prima o dopo l’introduzione di un nuovo protocollo di cura, o dell’avvio di un metodo diagnostico ancora più preciso, possono fare una grandissima differenza: potrebbero rappresentare la differenza tra la vita e la morte.

La sfida della nostra Associazione sta tutta qui, nel bilanciare questi due tempi, cercando da un lato di ridurre quelli della Ricerca (ad esempio favorendo gli studi su farmaci già in uso per altre patologie, così che il passaggio alla clinica possa essere più breve) e dall’altro di aumentare sempre di più l’aspettativa di vita per i bambini malati, così che abbiano sempre più chances che nel frattempo si trovi una cura definitiva per questo terribile Tumore.

Al Convegno che si è tenuto a Genova lo scorso 21 e 22 gennaio, la nostra presidente, Dott.ssa Sara Costa, ha avuto l’impressione che queste due dimensioni temporali, troppo spesso divergenti, siano state finalmente riunificate: «La Ricerca richiede pazienza, questo è indubbio. Dopo qualche anno in cui sembrava non ci fossero risultati così eclatanti sul Neuroblastoma, al Convegno di Genova abbiamo vissuto, con grande emozione, due giornate straordinarie, positive, in cui sono emersi risultati importanti. A Genova, in un’unica sala, si è riunita l’eccellenza sulla ricerca sul Neuroblastoma. Eccellenza che ha fatto, e ne sono certa farà la differenza per tutti i bambini malati. Noi come Associazione siamo onorati di esserne parte e di contribuire ogni giorno ad alimentarla. Per me – prosegue la Dott.ssa Costa – è stato come intravedere una luce all’orizzonte. Con le conoscenze che abbiamo oggi, ormai ho maturato la consapevolezza che il mio bambino, quando si è ammalato nel 1992, non poteva guarire. Riesco però a credere che, se si fosse ammalato oggi, avrebbe avuto una speranza: questo è un dono prezioso e fondamentale che l’Associazione ha fatto a tanti genitori e bambini, quello di donare loro speranza e una prospettiva di futuro che prima non avevano».

Nelle foto, dall’alto in basso: Alessandro Quattrone, Annalisa Tondo, Martina Morini e Sara Costa