La famiglia: il posto giusto per guarire!

Mai, come in questi ultimi due mesi, tutti noi abbiamo dovuto fare i conti con la nostra fragilità. Un mostro invisibile ci ha attaccato, mettendo in serio pericolo la nostra vita e tutto ciò che sino a quel momento avevamo dato per acquisito: in particolare la nostra famiglia e gli affetti più cari.

Per una felice casualità il 15 maggio, proprio in piena fase 2, quando le maglie delle costrizioni si sono leggermente allargate, si è celebrata la Giornata internazionale della Famiglia, proclamata nel 1994 dall’Assemblea Generale dell’Onu. Tra le motivazioni di questa celebrazione l’identificazione della famiglia come “fondamentale gruppo sociale e ambiente naturale per lo sviluppo e il benessere di tutti i suoi membri, in particolare i bambini”.

Quello che è successo in questi giorni, il sentirsi impotenti, imprigionati in casa, distanziati dalle persone care, tenuti a distanza da quella rete di affetti che abitualmente compone e da senso alle nostre esistenze, è un tumulto di sensazioni ben note alle famiglie dei nostri piccoli pazienti.

Per loro queste sensazioni sono purtroppo fedeli compagne della quotidianità: spesso la distanza dell’abitazione dagli ospedali impone la divisione della famiglia, con un genitore che rimane accanto al bimbo e l’altro costretto a rimanere a casa per motivi lavorativi; a volte, in momenti di crisi o cure particolarmente pesanti, i piccoli pazienti non possono essere avvicinati; altre volte sono costretti a passare le feste in ospedale, rinunciando a fratellini e amichetti.

In periodi come quello appena trascorso la situazione si è aggravata ulteriormente, con le limitazioni agli accessi agli ospedali per impedire la diffusione del COVID-19. Sono momenti in cui al senso di impotenza per la malattia si accompagna anche lo strazio per non poter essere accanto al proprio figlio e al proprio compagno; sono sensazioni che molti di noi hanno provato, naturalmente con sfumature diverse, in occasione di questa pandemia.

Ecco allora che si può comprendere meglio il valore della Ricerca scientifica che in questi anni ha permesso passi da gigante anche in questa direzione: i nuovi protocolli di cura permettono infatti ai nostri piccoli guerrieri di restare per periodi sempre più lunghi a casa, riducendo al minimo indispensabile le degenze; di ritornare a scuola nelle settimane di interruzione delle terapie; di condurre una vita quanto più normale possibile, compatibilmente con la necessità di cura. Tutto questo con indubbi benefici sia per i bimbi, sia per i genitori e l’intera famiglia: il calore della propria casa permette di affrontare con più forza il difficile percorso verso la guarigione.

In questo momento di cauta ripartenza è un po’ come se tutti uscissimo dall’ospedale, da un periodo di ansia e preoccupazione, da un momento di isolamento senza uguali. È quindi fondamentale, come si fa con i piccoli pazienti che escono da una degenza, avere con tutti i bambini un ascolto attivo e un atteggiamento comprensivo, per aiutarli a esprimere e comunicare le loro inquietudini in un ambiente sicuro e in grado dare loro il giusto supporto per gestire, nel modo più appropriato, le emozioni che stanno vivendo.

Uguale attenzione va posta al modo in cui gli adulti rispondono a questo nuovo inizio e a come gestiscono le proprie emozioni, vista la particolare sensibilità dei bimbi nel cogliere i segnali emotivi dei grandi. Ai bambini vanno fornite informazioni su ciò che sta accadendo, ovviamente in modo adeguato alla loro età.

E allora mentre sembra di intravvedere una luce in fondo al tunnel, e iniziamo a riassaporare una vita più vicina a quella pre COVID-19, ricordiamo sempre che solo sostenendo la Ricerca possiamo fare in modo che anche i nostri piccoli guerrieri possano tornare a giocare sereni.