Il giovane chef stellato sostiene l’Associazione NB

È stato uno dei protagonisti più prestigiosi di “In cucina per la ricerca”: Paolo Griffa, piemontese, del Ristorante stellato Petit Royal del Grand Hotel Royal e Golf di Courmayer, è considerato uno dei giovani (è del 1991) cuochi italiani più promettenti e stimato dai grandi critici enogastronomici.

Ci può raccontare come nasce la sua passione per la cucina?

Nasce con me! Sin da piccolo durante i periodi di festa passavo il tempo in cucina con mamma e nonna a preparare gnocchi o dolci. Da queste meravigliose esperienze e dal mio grande amore per i dolci è scaturita la mia volontà di diventare pasticcere, che ho concretizzato con gli studi all’Istituto Alberghiero e in varie esperienza lavorative in Italia e nel mondo.

Nonostante la giovane età, già da tempo è indicato come uno degli chef più talentuosi della sua generazione: vive questa situazione come un peso o come uno stimolo?

Sicuramente come uno stimolo: essere giovani viene visto spesso come un limite, come se un giovane non potesse aver maturato esperienza a sufficienza, ma in realtà anche a 90 anni non sarò mai abbastanza esperto, la vita è una scoperta continua non bisogna mai smettere di apprendere, ogni giorno possiamo imparare cose nuove e metterci alla prova. Quindi noi nel nostro lavoro ci impegniamo tutti i giorni per raggiungere sempre un risultato migliore. Ha contato tantissimo anche l’esperienza in altri paesi: viaggiare e scoprire nuove culture, nuovi ingredienti, nuove abitudini è fondamentale. La curiosità è la base per trovare nuovi stimoli e per continuare a evolversi.

Se dovesse rappresentare la solidarietà con un piatto, quale sceglierebbe e perché?

Il pane, perché è una lavorazione tanto complessa quanto semplice, è fatto partendo da pochi ingredienti quali la farina, l’acqua e il lievito (opzionale), è presente in tutte le culture e subisce cambi di forma e consistenza a seconda delle abitudini e delle tecniche di lavorazione. È un prodotto quindi semplice ma dalle grandi caratteristiche organolettiche e nutrizionali, è un simbolo per molte culture e fonte di sostentamento per tutti.

Nella lotta al Neuroblastoma la ricerca è fondamentale: fatte le debite proporzioni, in cucina che peso ha per lei la ricerca?

In cucina la ricerca è necessaria per evolversi, andare avanti e non restare ancorati a vecchie credenze o abitudini. Un po’ in realtà come accade in ogni campo dell’agire umano.

Come ha conosciuto l’Associazione Neuroblastoma?

Ho conosciuto l’attività della vostra Associazione grazie alla bartender verbanese Cinzia Ferro, che mi ha coinvolto nel progetto In Cucina per la Ricerca: ho accettato con grande entusiasmo e sono stato felice di partecipare anche perché così ho avuto modo di apprezzare lo sforzo dell’Associazione nel sostenere la ricerca per combattere questa terribile malattia. Se la ricerca è importante in cucina, in questo settore diventa l’unica arma a disposizione per dare una speranza di vita ai bambini.

Potremo coinvolgerla in altre iniziative?

Assolutamente si! Sarò onorato di partecipare e mettermi a disposizione per dare il mio piccolo contributo alla ricerca, anche nella lotta al Neuroblastoma!

Grazie a Paolo Griffa, avere dalla nostra parte personaggi così prestigiosi, giovani e determinati ci da ulteriore slancio!

SOSTIENI L’ASSOCIAZIONE NEUROBLASTOMA!