Un team a maggioranza femminile alla Biologia Molecolare dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova 

Da ambito prevalentemente maschile, la ricerca medica ha visto con il passare degli anni crescere sempre più la componente femminile, segno di un numero in costante aumento di donne che si avvicinano con successo a questa professione.

Ne è un esempio il Laboratorio di Ricerca Molecolare dell’Istituto G. Gaslini, diretto dalla Dottoressa Alessandra Eva e di cui fanno parte tra gli altri anche le biologhe Martina Morini e Martina Ardito.

La dottoressa Eva, origini piemontesi, una Laurea in Scienze Biologiche a Torino, all’Istituto G. Gaslini dal 1995 dopo varie esperienze internazionali e decine di pubblicazioni, ha visto negli anni una equipe con una forte componente femminile: il 90% del personale del Laboratorio è infatti costituito da donne.

«È un fatto che sorprende anche me – spiega la dottoressa Eva – e penso che i motivi possano essere molteplici: la mia sensazione è che già nel percorso formativo, a livello universitario, sia maggioritaria la presenza femminile e che questa situazione si sia rafforzata negli anni. Nel 1996, quando abbiamo aperto il Laboratorio, i maschi erano sicuramente più numerosi, anche se le donne sono sempre state in maggioranza nel nostro Laboratorio. Forse nell’ambito della ricerca è più facile affermarsi per le donne. Altro aspetto da tenere in considerazione è che, secondo la mia esperienza, spesso gli uomini tendono a preferire l’esperienza all’estero, anche di lunga durata, mentre non ho riscontrato la stessa propensione tra le donne, forse a causa di un maggior radicamento, dovuto a molteplici fattori, spesso legati alla famiglia. In fondo, per il nostro Laboratorio, questo è stato un bene visti i risultati che stiamo ottenendo».

Due i principali progetti su cui il Laboratorio sta lavorando nelle sue ricerche per combattere il Neuroblastoma: «Il primo – spiega la dottoressa Eva – si basa sul materiale biologico di pazienti con diagnosi di Neuroblastoma che perviene all’Istituto G. Gaslini. Tale materiale viene analizzato e conservato all’interno della Biobanca BIT-Gaslini. Il progetto prevede il processamento dei prelievi di sangue, l’estrazione di acidi nucleici dai tessuti tumorali, i controlli di qualità dei derivati genomici e l’inserimento dei dati clinici e biologici dei pazienti in una piattaforma informatica dedicata e associata alla BIT».

La creazione di una biobanca è fondamentale per la lotta al Neuroblastoma: «L’obiettivo – spiega Martina Morini, data manager – è fornire supporto alla ricerca facilitando l’accesso della comunità scientifica a risorse biologiche umane e a dati clinico genomici necessari per la ricerca, ma soprattutto dando assistenza alla clinica. In particolare, una biobanca diventa fondamentale per malattie pediatriche rare come il Neuroblastoma in cui il raggiungimento di risultati nella ricerca è limitato dal basso numero di pazienti rispetto ad altre patologie».

Il secondo, innovativo, progetto di cui si occupa il Laboratorio è incentrato sulla ricerca di biomarcatori tumorali che possano essere utilizzati per ottenere informazioni sullo stato metastatico del tumore, per predire la risposta alla terapia, e possibilmente offrire nuovi bersagli terapeutici. «Lo studio – riprende la Dottoressa Eva – prevede l’utilizzo delle ‘biopsie liquide’, cioè campioni di sangue in cui caratterizzare gli acidi nucleici e le proteine che possano rappresentare dei biomarcatori prognostici per il Neuroblastoma. In particolare, il progetto si basa sulla caratterizzazione del contenuto degli esosomi, vescicole presenti in tutti i fluidi corporei e prodotte dalle cellule dell’organismo e, quindi, anche dalle cellule tumorali. I risultati che si ottengono potrebbero fornire informazioni utili per sviluppare terapie personalizzate per ciascun paziente».

Si tratta di due progetti fondamentali per la Ricerca a sostegno della lotta al Neuroblastoma, portata avanti come sottolineato da una equipe prevalentemente femminile

Il ruolo di data manager della biobanca è affidato, come detto, a Martina Morini, lombarda, una Laurea (con lode) in Molecular Biology and Genetics presso l’Università degli Studi di Pavia. La dottoressa Morini è ancora giovane, poco più che trentenne, ma già autrice di diversi articoli pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali.

«La scelta di intraprendere gli studi di biologia – spiega Martina Morini – è scattata già tra i banchi di scuola. Ho frequentato il Liceo Classico, perché appassionata di letteratura, ma nel piano di studi erano già previste diverse ore di materie scientifiche: la prima lezione di biologia ha subito suscitato in me lo stesso interesse che provo per le materie letterarie! Ho conosciuto poi in prima persona il dolore per la perdita di una persona cara a causa del cancro e questa è stata una delle motivazioni che mi ha definitivamente convinta a indirizzarmi verso Biologia, per dedicarmi alla ricerca in ambito oncologico. In questo modo posso dare un contributo, seppur minimo, se paragonato alla complessità e alla numerosità delle neoplasie, per poter evitare la stessa sofferenza ai pazienti e alle loro famiglie. Quando poi si parla di un tumore pediatrico come il Neuroblastoma la volontà di impegnarsi per trovare una cura è ancora più forte».

La dottoressa Morini racconta la sua, positiva, esperienza in ambito lavorativo: «Non ho mai vissuto episodi in cui mi sentissi attribuire una minore importanza o considerazione in quanto donna. Lavoro comunque in un Laboratorio dove la presenza femminile è sicuramente in maggioranza rispetto a quella maschile ma il nostro gruppo è perfettamente integrato, siamo davvero amiche. Forse sono stata fortunata io ad aver trovato delle persone intelligenti sulla mia strada, prive di quel pregiudizio che comunque ritengo sia purtroppo ancora presente. In generale il mio bilancio finora è stato positivo in quanto ho potuto sempre esporre le mie idee e confrontarmi in modo costruttivo con i colleghi. Nella ricerca la presenza femminile è forte e ritengo abbia un ruolo fondamentale!»

La più giovane tra le collaboratrici della dottoressa Eva è Martina Ardito, ligure, non ancora venticinquenne, una Laurea Magistrale in Biologia Molecolare e Sanitaria ottenuta a ottobre dello scorso anno e una borsa di studio della Fondazione Neuroblastoma, grazie alla quale ha potuto iniziare a lavorare presso il Laboratorio.

«Le sensazioni dopo i primi mesi di lavoro all’interno di questo laboratorio – spiega la dottoressa Ardito – sono molto buone, sono serena e determinata a conseguire dei risultati soddisfacenti e devo dire che mi sono ambientata molto bene all’interno del gruppo di lavoro! C’è stima reciproca: pur essendo io una giovane neolaureata, i miei colleghi di laboratorio, principalmente giovani donne, mi hanno subito coinvolta nei loro progetti di lavoro. Ho scelto di occuparmi di Neuroblastoma – continua Martina Ardito – perché è un tumore pediatrico su cui il Gaslini investe molto in ricerca e poter entrare in un gruppo che lavora in questo ambito è stata per me una grande soddisfazione, anche perché vuol dire impegnarsi per migliorare la vita dei bambini ammalati».

«Mi sembra giusto ricordare – interviene la dottoressa Eva a conclusione dell’intervista – anche i nomi delle altre persone che insieme a noi si stanno impegnando nei progetti di ricerca relativi al Neuroblastoma: Federica Raggi e Maria Carla Bosco. Grazie anche al loro prezioso contributo i nostri progetti continuano a progredire».

Auguriamo alle nostre dottoresse Buon Lavoro! Chissà che una presenza sempre più forte di donne nella ricerca, e di quello spirito di adattamento e di creatività tipicamente femminili, non contribuisca a un’ulteriore accelerazione nella lotta contro il Neuroblastoma!

Nelle foto
Alessandra Eva
Una bella immagine di Martina Morini e Alessandra Eva per la recente Campagna di Pasqua (crediti: Cromatica Foto)
Martina Morini
Martina Ardito

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