I veri amici sono il ‘sole’ che illumina il nostro mondo

La giornata mondiale dell’amicizia, che è stata celebrata il 30 luglio, fornisce uno spunto per un breve “viaggio” all’interno di questo meraviglioso sentimento, che ci coinvolge a ogni età. Ci guida in questa esplorazione Beatrice Cacciola, psicologa psicoterapeuta specializzata in psicoterapia dell’età evolutiva che lavora come libero professionista presso l’Associazione Centri del VCO e privatamente in uno studio di Verbania.

L’amicizia è un dono raro e prezioso

Chi trova un amico trova un tesoro, è un proverbio di saggezza popolare che tutti conosciamo e consideriamo una grande verità. Quante volte gli amici ci hanno aiutato, sostenuto, incoraggiato, deluso, addolorato e tanto altro? I filosofi del passato lo sapevano bene, Cicerone diceva “togliere l’amicizia dalla vita è come togliere il sole dal mondo, e Aristotele sottolineava come un amico sia un’anima sola che abita in due corpi.

Questo vale fin da piccoli: nei primi processi di conoscenza e interazione con il mondo esterno le persone intorno a noi hanno un ruolo fondamentale e ci permettono di acquisire competenze relazionali e sociali alla base del processo di individuazione.

Emma Baumgartner sostiene che “Attraverso [le relazioni di amicizia] i bambini apprendono il vocabolario e la grammatica elementare dello stare con gli altri, sperimentano la dimensione cognitiva “dell’essere in relazione con”, costituita da memorie, aspettative, valori comuni, a cui si accompagna la dimensione emotiva, gli affetti che tengono insieme gli amici e mantengono viva la relazione.”

Crescendo, l’amicizia viene vissuta in maniera differente e assume un valore diverso ma resta comunque importante. Sullivan (1953) afferma che l’amicizia ha un andamento ciclico: durante l’infanzia è un fattore di condivisione, nella preadolescenza e nell’adolescenza diventa un fattore d’intimità e nell’età adulta torna ad essere un elemento di stabilità.

L’Amicizia tra bambini

Nell’infanzia l’amicizia è la prima forma di apertura verso il mondo extra-familiare; è proprio qui che i bambini hanno la possibilità di esplorare il mondo e di fare esperienza dei rapporti sociali tra pari. Già a partire dagli 8-10 mesi i bimbi adottano comportamenti diversi con i coetanei con cui hanno familiarizzato rispetto ad altri bimbi che non conoscono; crescendo cambiano le caratteristiche del rapporto di amicizia, ma non per questo un’amicizia tra bambini piccoli (sotto i 3 anni) è meno importante di quelle che si creano tra i banchi di scuola o al lavoro. Dorothy Burlingham e Anna Freud hanno dimostrato come i bimbi sotto i 2 anni manifestino legami di attaccamento con i loro pari, preferendo stare con uno piuttosto che con un altro bambino, cercando di consolarsi quando si fanno male e condividendo la felicità di stare insieme e la tristezza quando vengono separati.

Con gli amici si cresce, si condividono i pomeriggi, le prime esperienze, le marachelle e le conquiste. Nei rapporti di amicizia si impara a comprendere l’altro, a “comprendere la mente”, decentrandosi dall’egocentrismo fisiologico e iniziando a coltivare l’empatia. L’amicizia è una vera e propria palestra delle relazioni sociali, in quanto si sperimentano affetto, affiatamento e condivisione, ma anche gelosia e rivalità; si sviluppano principi morali come il senso di giustizia, la solidarietà e la lealtà, competenze sociali che accompagneranno l’individuo per tutta la vita. Man mano che i bambini diventano ragazzini, il gruppo dei pari acquisisce un’importanza e un valore unico, a volte ha più “potere” rispetto ai genitori, e a volte può “determinare” le scelte dell’individuo.

L’Amicizia tra bambini ammalati

Essere bambini affetti da Neuroblastoma, o da altre patologie gravi e importanti spesso porta a creare delle amicizie, nate tra le camere di ospedale perché si condivide la stessa storia. Non è raro che bambini colpiti da patologie gravi diventino amici: condividono il motivo per cui in quel preciso periodo della loro vita sono lì in un letto di ospedale a soffrire, a sentire parole incomprensibili e che non promettono nulla di buono, condividono le lacrime, la disperazione e la rabbia dei loro genitori che si sentono impotenti. Spesso, l’unica cosa che possono fare è cercare di darsi forza, cercandola e trovandola con i loro “compagni di battaglia”.

Ci sarebbe da dire moltissimo anche sull’amicizia tra bambini malati e bambini sani; quanti bambini sono stati davvero tristi nel sapere che il loro amichetto non andrà più all’asilo perché è all’ospedale per fare delle cure? Quanti bambini si saranno chiesti se potranno ancora fare quel gioco con il loro amico o se si farà male? Quanti bambini avranno difeso un amico senza capelli dalle prese in giro di altri che non sapevano la sua storia? L’amicizia vera, quella con la A maiuscola si vede anche da queste piccole cose, e tra i bambini è presente, c’è e spesso noi adulti ne siamo silenziosi testimoni. I bambini a volte ci insegnano come con la semplicità di un gesto o di una parola, possiamo stare vicino ad un amico malato senza farlo sentire in colpa, diverso, sbagliato. Possiamo imparare da loro moltissimo, partendo dal superare i pregiudizi ed essere dei buoni e veri amici.

L’Amicizia tra i genitori di bimbi ammalati

Quando si è genitori di un bambino malato, soprattutto di patologie che colpiscono bimbi piccoli (come ad esempio il Neuroblastoma), si entra in un percorso doloroso, ci si trova a mettere in dubbio il proprio valore come genitore (“Perché proprio a me?”, “Cosa ho fatto di male perché il mio bambino si ammalasse?”). La sofferenza di vedere il proprio figlio soffrire è incalcolabile, per questo motivo spesso questi i genitori si sentono più capiti e accolti da chi sta vivendo una storia simile alla loro, rispetto ad amici e familiari che ne sono coinvolti indirettamente.

L’amicizia che si crea tra genitori di bambini malati è preziosa per la loro storia, in quanto si sentono capiti e sanno di “parlare la stessa lingua”, di aver vissuto e provato le medesime emozioni di tristezza, paura, di speranza, hanno affrontato notizie spesso deludenti e difficili da tollerare. In molti ospedali e in alcuni reparti si creano dei gruppi di supporto per genitori, veri e propri gruppi di terapia e sostegno condotti da professionisti esperti, che accolgono le famiglie dei piccoli ricoverati con l’obiettivo di aiutarle e ascoltarle, farle sentire meno sole, affiancarle per tutto il periodo del ricovero offrendo confronto e supporto anche nella gestione della quotidianità.

Questi legami di amicizia tra genitori spesso sono solidi e stabili, proseguono al di là del periodo di ricovero dei bimbi, continuano una volta tornati a casa.

“Non sentirsi soli” spesso è davvero una grande e forte ancora di salvezza che permette di andare avanti ogni giorno, anche nei casi più difficili, di darsi forza e, qualunque cosa accada, di andare avanti nell’essere genitori.

Nelle foto
La forza dell’amicizia
Beatrice Cacciola

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